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Argomenti :: Rassegna Stampa

Liguria, il Consiglio regionale approva la legge che estende la Libera Professione alle professioni sanitarie


Regione: nuove norme per infermieri e tecnici sanitari

Dall’ufficio stampa del Consiglio regionale riceviamo e pubblichiamo la cronaca della seduta relativa alla nuova normativa per infermieri e tecnici sanitari

E’ stato approvato con 25 voti a favore (non hanno partecipato al voto Gino Morgillo di FI, Aldo Siri e Lorenzo Pellerano di Liste civiche per Biasotti presidente) il Testo Unificato della Proposta di legge n. 219 (iniziativa del consigliere Ezio Chiesa (Gruppo misto-Liguria viva)) e della Proposta di legge n. 320 (di iniziativa dei consiglieri Ferrando, Benzi, Miceli, Maggioni, Manti, Oliveri, Scibilia del Pd): “Disposizioni in materia di esercizio di attività professionale da parte del personale di cui alla legge 10 agosto 2000, n. 251 (Disciplina delle professioni sanitarie infermieristiche, tecniche della riabilitazione, della prevenzione nonché della professione ostetrica).

Il provvedimento tende a garantire una maggiore continuità assistenziale e favorisce uno sviluppo integrato delle professionalità e riguarda circa 20 mila operatori del settore sanitario in Liguria: infermieri professionali, ostetriche, tecnici sanitari (che operano in laboratori di analisi e servizi di radiologia), tecnici di riabilitazione e prevenzione. Il testo unificato autorizza il personale sanitario non medico a svolgere attività libero professionale singolarmente: attualmente tale attività può essere svolta solo in équipe a supporto del medico. Questa modifica consente, quindi, di assicurare continuità assistenziale fra ospedale, territorio e domicilio. L’attività libero professionale potrà essere esercitata nella stessa azienda sanitaria in cui il professionista presta la propria opera oppure in regime di intramoenia allargata e dovrà essere regolamentata e autorizzata dall’azienda stessa. La giunta regionale dovrà emanare, attraverso una direttiva, le linee guida a cui dovranno attenersi le aziende sanitarie per redigere l’elenco di chi intende svolgere l’attività libero professionale e organizzare il servizio.

Sono stati approvati alcuni emendamenti, presentati da Ferrando (Pd), Benzi (Sel con Vendola) e Ezio Chiesa (Gruppo misto Liguria Viva) che prevedono, fra l’altro, che prima che la giunti emani la direttiva la commissione consiliare competente esprima un parere e che siano ascoltate le associazioni di categoria sindacali e professionali.

Luigi Morgillo (Pdl) ha chiesto il rinvio del provvedimento in quanto era assente l’assessore alla Salute Caludio Montaldo: secondo Morgillo era necessario il parere di legittimità da parte della giunta che rischierebbe di essere impugnato dal Governo per un conflitto di competenza fra poteri.

Valter Ferrando (Pd) ha ribattuto che il provvedimento ha fatto un regolare percorso in commissione e che a gran parte dei lavori ha preso parte l’assessore competente.

Il presidente dell’assemblea legislativa, Michele Boffa, ha ribadito che il provvedimento è nato in Consiglio e viene approvato dal Consiglio quindi non deve essere chiesto un parere di legittimità alla giunta. In ogni caso ha messo in votazione la proposta di rinvio, che è stata respinta, e ha aperto il dibattito.

Valter Ferrando (Pd), relatore della legge con Roberto Bagnasco (FI), ha spiegato che il testo di legge trova il suo fondamento nell’esigenza di ovviare ad una lacuna del sistema sanitario italiano, derivante in particolare dalla forte carenza di professionisti infermieri, tecnici sanitari di radiologia medica, della prevenzione, riabilitativi, ostetriche ed altri operatori delle professioni sanitarie non mediche. «Questa carenza di risorse si traduce in difficoltà organizzative da parte delle strutture sanitarie della nostra regione, che rischiano di non essere in grado di garantire adeguata sicurezza nell’erogazione delle cure e adeguati standard di assistenza infermieristica, sia a livello territoriale, sia per la continuità di cura a domicilio». Il provvedimento – ha spiegato Ferrando – mira a realizzare una migliore organizzazione dei servizi sanitari regionali sul territorio, anche attraverso uno sviluppo integrato delle professionalità e ha ricordato che «alla Regione sono consentiti spazi di intervento legislativo sia con riferimento alla competenza concorrente in materia di tutela della salute, sia con riferimento a competenze residuali per le modalità di organizzazione dell’esercizio del servizio sanitario». Il consigliere ha ricordato la sentenza della Corte Costituzionale n. 371 del 2008 con la quale è stato chiarito, con riferimento all’esercizio dell’attività libero-professionale intramuraria dei dirigenti sanitari, che l’organizzazione sanitaria è parte integrante della materia costituita dalla “tutela della salute” di competenza concorrente tra lo Stato e le Regioni. Secondo Ferrando, inoltre, in altre analoghe occasioni riguardanti l’attività libero professionale intramuraria, la legislazione statale aveva consentito alle Aziende, previa autorizzazione della Regione, la remunerazione degli infermieri dipendenti a tempo pieno di prestazioni orarie aggiuntive rese al di fuori dell’impegno di servizio, in regime libero professionale. «Il testo tende, quindi – ha detto – a garantire l’adeguatezza e la completezza della risposta assistenziale ai bisogni della popolazione; mette la professionalità degli operatori delle professioni sanitarie a libera disposizione dei cittadini ai quali deve essere garantito il diritto di libera scelta del professionista infermiere e offre la possibilità al personale della categoria in questione di poter far fronte ai nuovi costi della vita, agevolando contestualmente coloro che si affacciano al mondo del lavoro che potranno così avere una più ampia disponibilità di professioni che consentano una pluralità di sbocchi lavorativi, in tal modo anche più remunerativi». Ferrando ha concluso ricordando che la legge non comporta oneri aggiuntivi per la Regione e ha replicato a chi in aula ha dichiarato che il testo supera le competenze regionali ribadendo che, nel caso in cui la proposta non andasse in porto per obiezioni da parte del governo, non si verificheranno contraccolpi in quanto la sua messa in atto partirà comunque dopo 60 giorni, una volta concluso l’iter legislativo. Nell’eventualità peggiore, di impugnativa da parte del governo davanti alla Corte costituzionale sarà stato compiuto comunque un primo passo per tutelare i diritti di una categoria che conta migliaia di operatori in Liguria.

Francesco Bruzzone (Lega Nord Liguria Padania) ha annunciato il voto favorevole del suo gruppo anche se non ha nascosto il rischio che vada in contrasto con le norme dello Stato e quindi il governo faccia ricorso alla Corte costituzionale. Secondo Bruzzone, però il testo va votato comunque in momento storico in cui «chi è al governo del paese toglie ulteriormente competenze alle Regioni. Occorre dare un segnale a Roma, questo processo di accentramento nello Stato è deleterio e anacronistico». Si è in particolare soffermato sulla riforma del Titolo V della Costituzione e ha auspicato che presto venga data la possibilità di dibattere sull’argomento. Ha inoltre detto che c’è una “regia” per sminuire nel Paese l’immagine delle Regioni e ridurre le competenze concorrent.

Alessandro Benzi (Sel con Vendola), dopo l’accoglimento degli emendamenti da lui presentati, si è dichiarato a favore del provvedimento. «Non eravamo completamente d’accordo, ma poi sono stati accolti i nostri emendamenti in particolare sulla concertazione con le categorie interessate».. Riferendosi alle obiezioni avanzate da taluni esponenti della minoranza, ha detto che: «O lavoriamo sull’esclusività del rapporto pubblico impiego per tutti o altrimenti non si comprende perché a 13 mila lavoratori liguri sia vietata la possibilità di svolgere una attività intramuraria che invece è consentita ai medici». Secondo Benzi, la proposta è frutto del buon senso e può consentire di recuperare fiscalmente una parte del sommerso. Secondo Benzi, «la legge consentirà a questi lavoratori di integrare i propri redditi, di ridurre le liste d’attesa e di garantire maggiore efficienza al sistema» e ha definito la legge un sasso lanciato in uno stagno che certo non risolverà i problemi del personale sanitario e della pesante erosione del potere d’acquisto dei salari ma va a modificare un modello organizzativo troppo incentrato sul medico dove gli infermieri e i tecnici non vedono riconosciute le proprie competenze professionali e spesso sono costretti a svolgere una serie di mansioni che non competono loro. Il tutto è aggravato dal blocco del turn over e dall’aumento esponenziale di una domanda di assistenza frutto dell’aumento della vita media e delle condizioni sociali.

Luigi Morgillo (Forza Italia), dopo aver annunciato la sua intenzione di non partecipare al voto, ha sostenuto che attraverso questo testo regionale si vuole eludere una norma nazionale «La disciplina delle professioni appartiene allo Stato: sono d’accordo con la liberalizzazione delle professioni, ma con i crismi e con le regole che ci siamo dati in questo Paese». Secondo il consigliere, infatti, il testo, così come è stato strutturato, è suscettibile di impugnativa da parte del Governo che ha rivisto le competenze attraverso al modifica del Titolo V della Costituzione. E quindi, a suo avviso, la legge si traduce in una sorta di “mozione di sentimento” nei confronti delle categorie mentre ciascun direttore generale può impartire delle direttive, senza essere supportato da una precisa legge regionale, purché non in contrasto con le disposizioni nazionali. Secondo Morgillo, quindi, la legge in discussione può essere superata da un atto aziendale. Morgillo a chiesto alla giunta di esprimersi con chiarezza..

Roberto Bagnasco (Forza italia) ha chiarito che durante l’iter della legge, insieme ad altri consiglieri del gruppo, ha cercato e lavorato per introdurre «punti compatibili con la legge nazionale», grazie ai quali sono stati sviscerati e dissipati i dubbi. Bagnasco ha definito la legge molto importante, ha chiarito che la scelta di votarla è determinata dal fatto che rappresenta un riconoscimento importante per le discipline sanitarie e, nella realtà dei fatt,i non è superabile da un atto aziendale..

Matteo Rosso (Forza Italia) ha ribadito che esiste un forte rischio di impugnativa da parte del Governo, ma ha anche sostenuto che il varo di questa legge rappresenta un forte interessamento nei confronti di determinate categorie. «Oggi si fa un tentativo, si prova», ha detto, preannunciando il voto favorevole.

Edoardo Rixi (Lega Nord Liguria-Padania) si è espresso a favore del provvedimento. Ha però ribadito che meglio sarebbe stato avanzare una proposta di legge alle camere. Ha anche sottolineato che bisogna valutare a monte se un provvedimento deve essere portato o non portato in consiglio, sotto il profilo della legittimità.

Lorenzo Pellerano (Liste civiche per Biasotti presidente) come Morgillo ha annunciato l’intenzione sua e del suo gruppo di non partecipare al voto. Ha ribadito che a suo avviso non ci devono essere normative differenti, a livello delle Regioni, per la medesima professione. La disciplina delle professioni, a suo avviso, deve restare unica a livello nazionale: «Detto questo, si poteva avanzare una proposta alle camere, per introdurre novità a livello nazionale».

Alessio Saso (Nuovo centrodestra) ha annunciato il voto favorevole del suo gruppo. Ha ribadito che il provvedimento ha un obiettivo condivisibile. Non ha escluso che il provvedimento possa essere impugnato, ma ha precisato che il voto è favorevole per l’obiettivo, il merito del provvedimento. Riferendosi alle modifiche del Titolo V della Costituzione ha, quindi, auspicato che presto venga estinta la legislazione concorrente, per evitare situazioni come quella attuale.

Ezio Chiesa (Gruppo misto-Liguria Viva) si è espresso a favore della legge, ribadendo che va incontro a precise esigenze espresse dalla categoria degli infermieri. «Non è vero che ogni volta che il governo impugna una legge abbia ragione», ha detto, precisando che con questa legge si lancia comunque un segnale a favore di alcune categorie fondamentali per il settore sanitario.

Marco Melgrati (Forza Italia) ha ribadito la decisione del suo gruppo di votare il provvedimento, pur condividendo alcune perplessità espresse da Morgillo: «Approviamo il concetto che esprime questa legge».

Nel dibattito è intervenuto il presidente della giunta Claudio Burlando che ha ricordato che il testo sul Titolo V della Costituzione fu approvato dal Parlamento nel 2001 e passò alla Camera per 4 voti, di cui uno era il suo ma ha puntualizzato che quella legge prevedeva che i Governi successivi approvassero dei testi ordinari di riferimento, per definire i confini dei quei poteri concorrenti ma questo non è avvenuto. Da lì, secondo il presidente, è nato un contenzioso anche abbastanza forte tra Regioni e Governi, che ha dato molto lavoro alla Corte Costituzionale. «A dire la verità, molto di questo lavoro nasce da un uso politico dello strumento di impugnativa. La legge contro l’omofobia di questa Regione, ad esempio, fu impugnata e poi la Corte la approvò naturalmente, ma ditemi voi se una Regione non deve avere il potere di fare una legge contro l’omofobia». Secondo Burlando, oltre al conflitto tra i poteri costituzionali e legislativi è subentrato, anche da parte delle Regioni l’uso dell’impugnativa come uno strumento di stop politico. «In realtà, abbiamo perso un’occasione lunga 13 anni e adesso andiamo a chiudere una pagina, senza averla completamente scritta. Infatti, se le Regioni non contribuiscono almeno un po’ alla legislazione nazionale in alcune materie, ci dobbiamo chiedere veramente a che cosa servano». Burlando ha, quindi, precisato che In Liguria non è mai stata applicata una legge impugnata: «Abbiamo sempre avuto un principio di precauzione, ma cosa diventerà il Paese dopo questo federalismo mancato è un’incognita. La perdita di credibilità delle Regioni, per motivi tutt’affatto diversi, legati alle vicende che conosciamo anche noi, ci ha fatto essere poco credibili come interlocutori istituzionali in un momento decisivo. Noi andiamo a questo confronto con una debolezza estrema, perché noi siamo quelli degli scontrini. L’ambito di cui discutiamo è uno di quelli in cui provare ad esercitare una legislazione autonoma, finché c’è, e vedere se passa. Poi, se non passa, vedremo». Burlando ha denunciato il paradosso che ci possa essere un soggetto che fa attività privata, oppure pubblica e privata, mentre un laureato (fisioterapista, osteopata, infermiere) che condivide responsabilità e percorsi professionali con il suo collega non lo possa fare e ha ribadito che la sanità è regionale, mentre la contrattualistica è nazionale, e questa legge non modifica la contrattualistica. Secondo Burlando in una Regione che è piena di anziani e che non ha sanità privata, è possibile e condivisibile che gli operatori del comparto, regolando i rapporti con le ASL, possano svolgere la loro attività, oltre l’orario di lavoro, anche al di fuori della struttura ospedaliera o ambulatoriale. Il presidente ha poi concluso parlando del principio di sussidiarietà fra i poteri dello Stato e quelli delle Regioni e dei poteri concorrenti e ha fatto l’esempio di IIt: secondo Burlando l’IIT è a Genova perché la Regione, in base al potere concorrente in materia di ricerca, ha messo 10 milioni di euro per acquistare metà della sede e se l’Università andrà a Erzelli il potere concorrente sarà stato un intervento positivo.

Maruska Piredda (Gruppo misto) ha ribadito che in commissione ha votato il provvedimento e che, quindi, anche oggi ne sostiene la necessarietà, in quanto rispondente alle necessità della categoria infermieristica. Ha però espresso rammarico «per come si sono svolti i fatti. – ha detto – Questa è anche la motivazione che ha spinto alcuni consiglieri, oggi, a votare a favore del provvedimento di sospensione». Ha infatti ricordato che sulla proposta si sono svolte diverse sedute della commissione alle quali erano presenti anche l’assessore e gli uffici competenti. Ma, ha spiegato: «Oggi che questo provvedimento viene votato ci viene fornito un parere dall’Ufficio legislativo della Giunta che arriva un po’ a gamba tesa, non soltanto rispetto al parere fornito dal Consiglio, ma anche rispetto al lavoro che è stato svolto da tutti; quindi non soltanto dai Commissari, ma anche dagli uffici nelle Commissioni». Ha ribadito che simili fatti delegittimano non solo il consiglio, ma proprio l’Ente Regione. Ha concluso dicendo che di fronte a questa partita che si è aperta tra le competenze dello Stato e della Regione, oggi si è dimostrato che questo primo round sicuramente la Regione non lo ha vinto.

Alberto Marsella (Diritti e Libertà) ha espresso apprezzamento per la posizione assunta dal presidente Burlando. Ha ribadito che porsi troppe problematiche, e fermarsi nel timore che il provvedimento venga impugnato, significherebbe fermare l’attività legislativa del Consiglio, e, di fatto, diminuirne la forza.

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