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I pazienti hanno più fiducia nelle infermiere piuttosto che nei medici


L'aderenza alla terapia è proporzionale al contatto umano con il personale sanitario
da http://www.corriere.it/salute/
Uno studio condotto in Canada e pubblicato sugli Annals of Family Medicine indica come i pazienti, soprattutto se anziani, preferiscano le infermiere ai medici. I ricercatori dell’Università di Alberta hanno infatti scoperto che, se ad esempio occorreva convincere i pazienti a sottoporsi alla vaccinazione antinfluenzale e antipneumococcica, affidandoli a infermieri specializzati si ottenevano risultati migliori di quelli che poteva raggiungere un medico (in Italia l’unico autorizzato ad effettuarle). Anche con l’aiuto di campagne per incentivare la vaccinazione, aiuti economici per l’acquisto dei vaccini in farmacia, una maggior preparazione dei medici di famiglia e altre iniziative sociosanitarie collaterali, il fattore vincente alla fine era sempre la possibilità di ricevere il vaccino da un’infermiera.

ADERENZA ALLA TERAPIA - Facendo una revisione di 77 studi, i ricercatori canadesi hanno verificato che in qualsiasi malattia l’aderenza al trattamento dei pazienti è direttamente proporzionale al contatto umano col personale sanitario. «Se il medico di base potesse essere affiancato da infermieri che poi seguono i pazienti accertandosi dell’aderenza alla terapia –ha detto a proposito della difficile gestione del paziente depresso l’ex-presidente della SIP (Società Italiana di Psichiatria) Professor Eugenio Aguglia all’ultimo congresso nazionale Nutrire la mente - avremo già fatto un grande passo avanti in questa malattia». «Difficilmente il medico di famiglia può spendere mezz'ora con un paziente depresso –gli fa eco il Presidente Professor Claudio Mencacci - Egli ha le conoscenze per affrontare la depressione, ma deve essere messo nelle condizioni di farlo ad esempio potendo contare sul supporto logistico di infermieri, psicologi, assistenti sociali».

I MEDICI CREDONO AI FARMACI- Ma cosa sanno trasmettere in più gli infermieri ai pazienti? Secondo uno studio pubblicato su BMC Family Practice dalle università svedesi di Gothenburg e di Västerås non la fiducia nei farmaci verso i quali i medici avrebbero un atteggiamento più positivo degli infermieri che risultano più sensibili agli effetti collaterali che ai benefici che ne derivano. In Svezia gli infermieri hanno coi farmaci un rapporto più diretto perché, diversamente che da noi, quelli specializzati possono prescrivere piccole terapie come quelle dermatologiche, contraccettive e per i disturbi dell’apparato digerente.

GLI INFERMIERI CREDONO AI PAZIENTI - Nella loro attività prescrittiva sono risultati attenti non solo alle necessità fisiche dei pazienti, ma anche a quelle emotive, in un’ottica che considera i pazienti nella loro globalità e consente una maggior partecipazione personale in cui l’infermiere diventa il tramite del dialogo con l’intero staff assistenziale. D’altro canto il medico, per poter gestire le priorità cliniche e prendere le giuste decisioni, deve mantenersi emotivamente neutro.

I PAZIENTI RICAMBIANO LA FIDUCIA - Ma forse proprio questo distacco è il motivo per cui solo il 70% degli americani considera i medici onesti ed etici, riservando invece più fiducia alle loro infermiere (85%). A dimostrarlo è un’indagine pubblicata on line a novembre dall’Institute of Public Opinion del New Jersey, la più importante agenzia pubblica di sondaggi degli Stati Uniti, nota con la sigla GALLUP, indagine dalla quale risulta anche come a metà strada fra medici e infermieri si pongano i farmacisti, ai quali viene accordata una fiducia del 75% . Gli autori del sondaggio si sono chiesti se c’è ancora spazio per avere fiducia nei medici perchè probabilmente internet e la mobile technology l’hanno rosicchiata, facendo crescere la preparazione dei pazienti. Già due anni fa il Censis diceva che in Italia il 22% dei pazienti laureati verifica su internet le informazioni del proprio medico e poi l’8,9 arriva a contestarlo.

ITALIANI COME AMERICANI - Secondo un’altra indagine di Altroconsumo la crisi del rapporto medico/paziente l’anno scorso ha raggiunto anche da noi livelli simili a quelli USA: il 70% dei pazienti non si fida dei medici e salva soltanto il medico di famiglia del quale ha poca fiducia solo l’8% dei 2.265 intervistati. Come già scritto dal Corriere, il rapporto empatico col paziente sembra l’arma vincente e lo ha dimostrato anche un recente studio pubblicato su Patient Education and Counseling dalla Michigan State University che ha evidenziato con la risonanza magnetica funzionale come i pazienti che si fidano del loro medico abbiano una ridotta risposta cerebrale al dolore. Probabilmente la risonanza evidenzierebbe allo stesso modo anche gli effetti della carica umana che le infermiere sanno trasmettere a tutti i pazienti: Scrivere una ricetta è facile, diceva Franz Kafka, parlare con chi soffre è molto più difficile.

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