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Le tante domande alla presidente IPASVI Silvestro, le mancate risposte ed i problemi veri


Le tante domande alla presidente IPASVI Silvestro, le mancate risposte ed i problemi veri

E' da troppo tempo che in tanti pongono domande (10 ed oltre) alla Presidente IPASVI (e Senatrice) Annalisa Silvestro.
Le riveste (on-line, quotidiani e riviste periodiche) hanno dedicato ampi spazi ai tanti infermieri che hanno continuato a raccontare fatti, a porre domande e a chiedere chiarimenti.
Mi è venuto naturale pensare più a delle “leggende popolari” piuttosto che a reali coinvolgimenti della Presidente Silvestro.
Però, nel leggere e rileggere i quesiti posti ed i fatti riportati, devo ammettere il mio stupore (come professionista e come dirigente sindacale) nel prendere atto della dovizia di particolari che in tanti presentavano, come se avessero certezza del coinvolgimento “presidenziale”.

Personalmente continuo a credere nella buona fede dell'intero “board” della Federazione IPASVI, fino a prova contraria.
É vero che i latini dicevano “Excusatio non petita, accusatio manifesta” per dire che "ad una presentazione di scuse senza richiesta corrisponde una dichiarazione di colpa". Nel caso in questione si tratta dell'esatto contrario: ci sono domande precise e non risultano risposte (o comunque sono presenti risposte parziali, certamente non sufficienti a soddisfare tutti coloro che si sono sbizzarriti, probabilmente anche con il ricorso al libero pensiero e alla fantasia, individuale e di gruppo).
Evidentemente gli impegni istituzionali sono così rilevanti da non consentire la completezza delle risposte. Ci può stare!!
Però, dovesse essere esserci qualche verità … questo sarebbe davvero un problema, con l'auspicio che non debba essere altri livelli istituzionali ad occuparsene.

In una visione positiva “il temporale passerà e tornerà il sereno”!
In una visione negativa, quale prezzo dovranno pagare gli infermieri? Quali ripercussioni per la crescita della professione infermieristica?

Oggi il mondo professionale è spaccato (e questo è un male) e ci sono tante persone che scrivono e prendono posizioni a favore o contro qualcuno (difficile dire se a titolo individuale o “su comando”), troppe organizzazioni sindacali risultano silenti (e non se ne capisce il motivo), e tanti Collegi che privilegiano il silenzio rispetto al confronto e al dibattito.

Ma questo è il momento dei fatti e non delle parole e delle polemiche.
Capisco che si è già in campagna elettorale per il rinnovo dei Consigli Direttivi dei Collegi Provinciali (che poi dovranno eleggere il “board” nazionale), ma le questioni che riguardano gli infermieri sono di tale rilevanza da non consentire alcuna distrazione.
I fatti però ci dicono che siamo fermi e che siamo in assenza di un progetto di politica professionale degno di questo nome.
Un'azienda con un bilancio di oltre 4.000.000 di euro non può riunire il proprio “consiglio di amministrazione” (i 103 collegi provinciali) due volte l'anno (una per gli auguri di Natale e una pre-ferie agostane); senza un progetto si è destinati al fallimento!

Prendo atto che sono stati attivati molti gruppi di lavoro per l'approfondimento di argomentazioni “core” per la professione (con fini certamente nobili), ma i risultati sembrano essere poco significativi o comunque troppo lontani dai problemi veri degli infermieri. Forse il risultato più eclatante è stato quello di aver ottenuto la possibilità di definire “direttore” il Coordinatore del Corso di Laurea di I livello in infermieristica .

I problemi purtroppo sono altri, e di ben altra natura:
• i tagli alla sanità (che incideranno in maniera significativa sulla salute delle persone e sul lavoro degli infermieri);
• la spending review (“giocata” in maniera pesantissima sugli infermieri e sugli operatori di supporto, senza alcuno studio prospettivo);
• la disoccupazione (o inoccupazione) infermieristica.
• la formazione universitaria di primo livello (troppo spesso inadeguata rispetto alle necessità del sistema, allo sviluppo scientifico e tecnologico e ai nuovi bisogni delle persone);
• la formazione universitaria di secondo livello, con l'assoluta necessità di definire aree occupazionali, cliniche e organizzative, dove utilizzare i saperi che oltre 8.500 infermieri hanno acquisito con sacrifici individuali e famigliari (non è una questione di “lobby” ma di specificità e di caratterizzazione di saperi);
• la formazione specialistica.
• l'ingresso di infermieri stranieri e le modalità di riconoscimento titoli, compresi i “percorsi formativi obbligatori”, con modalità diverse da quelle previste dalla norma, con alcuni coinvolgimenti insulari difficilmente definibili “di comodo accesso” … se non per fini meno nobili di quelli dichiarati;
• lo sviluppo della disciplina infermieristica e la necessità di “ripensamento” di ruoli e responsabilità.
• gli standard per la determinazione delle dotazioni organiche (quelli in essere risultano obsoleti e non più rispondenti alle complessità assistenziali di oggi, alle nuove necessità del sistema e ai nuovi bisogni di salute delle persone);
• le criticità assistenziali nelle strutture private (convenzionate e non);
• le criticità assistenziali nella sanità penitenziaria;
• …................

La “pesantezza” delle problematiche presentate (certamente in forma non esaustiva) è tale da non consentire “rilassamenti” di alcun tipo e, di contro, richiede interventi massicci, guidati e sostenuti dal livello centrale, per una linea ripetitiva su tutto il territorio nazionale, con il forte coinvolgimento dei collegi provinciali (e delle organizzazioni sindacali).

Non posso sopportare l'idea di ricordare la Presidente più forte di sempre, arrivata fino all'impegno politico ai più alti livelli, dove mai erano arrivati gli infermieri, per una proposta di legge sulla “staffetta generazionale” e per le risposte non date!

Dare le risposte alle domande poste probabilmente è importante, per la chiarezza e per la trasparenza.
Affrontare le questioni poste come argomentazioni “core” per la professione e per gli infermieri lo è ancora di più! Sempre che si sia ancora in tempo!

Diversamente vorrà dire che è giunto il tempo del cambiamento, per il bene della professione, per un futuro diverso per gli infermieri e per una risposta più vicina alle aspettative della gente, … con la speranza che non ci si debba vergognare!!


Giuseppino Conti
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