ROMA (17 luglio) - La presidente della Regione Lazio, Renata Polverini, ha firmato un decreto che blocca al cento per cento il turnover, la sostituzione. Di fronte alla necessità di risparmiare, di rientrare da un debito che nel 2009 si è assestato a 1,4 miliardi di euro, il 14 aprile la presidente ha emanato il decreto numero 60 che parla apertamente di blocco totale del turnover (fino ad oggi era al 10 per cento) «sancendo il divieto per i direttori generali delle aziende e di enti del servizio sanitario regionale di procedere a nuove assunzioni del personale».
Attenzione, specifica il decreto, lo stop vale anche per quelle assunzioni la cui procedura era già cominciata, aveva ottenuto il via libera dal commissario e dal ministero. Il blocco totale, prevede la Polverini quale commissario alla sanità, comporterà un risparmio di 35,7 milioni di euro. La stessa Polverini, in un altro decreto, il numero 63, ricorda quanto avvenne nella riunione con il tavolo tecnico del 19 maggio (quella in cui furono bloccati i fondi Fas, circa 420 milioni di euro): fu preso atto che si erano verificate le condizioni per un ulteriore incremento di Irap e Irpef (0,15 e 0,30 punti). Purtroppo, però, anche questo non sarà sufficiente perché si prevede di incassare 330,8 milioni di euro. Il tavolo tecnico ha imposto alla Regione una ulteriore manovra per trovare altri 90 milioni di euro.
Di qui la necessità non solo di bloccare il turnover, ma anche di mettere uno stop alle consulenze. E di limitare le prestazioni aggiuntive dei medici: nelle province c’è un taglio del 30%, a Roma del 10.
L’altro giorno la presidente Renata Polverini aveva spiegato: «Poiché i miei predecessori non hanno rispettato le scadenze previste dal patto per la salute, si rischia di generare un ulteriore aggravio delle addizionali Irap e Irpef. Ho avuto incontri politici e tecnici con il ministro Tremonti e sono fiduciosa che riusciremo a evitare questo aggravio». Sul blocco totale del turnover la presidente Polverini spiega che lei non è responsabile. Si tratta «purtroppo dell’effetto per il mancato rispetto delle scadenze del piano di rientro della giunta precedente; la verifica è riferita a quanto fatto a dicembre 2009, l’automatismo è scattato a causa delle inadempienze di chi governava allora la sanità. Con il buon senso saranno applicate delle deroghe a difesa della salute dei cittadini».
Secondo Esterino Montino, che della vecchia giunta Marrazzo era vicepresidente, «il timer è stato innestato due giorni fa, precisamente il 14 luglio, con l’emanazione di due decreti relativi al piano di rientro. Insieme formano la miscela che farà esplodere per combustione interna tutti i pronto soccorso degli ospedali romani e laziali, tra la fine di settembre gli inizi di ottobre. Per la fine del 2010 il sistema sanitario laziale sarà come una sorta di Ground zero». Dal Pdl difende il provvedimento il capogruppo Franco Fiorito: «È in atto una seria e mirata riorganizzazione dell’assistenza sanitaria che non permetterà di accumulare in nessun modo quei disagi e quei ritardi che erano all’ordine del giorno durante la giunta di centrosinistra».
Attenzione, specifica il decreto, lo stop vale anche per quelle assunzioni la cui procedura era già cominciata, aveva ottenuto il via libera dal commissario e dal ministero. Il blocco totale, prevede la Polverini quale commissario alla sanità, comporterà un risparmio di 35,7 milioni di euro. La stessa Polverini, in un altro decreto, il numero 63, ricorda quanto avvenne nella riunione con il tavolo tecnico del 19 maggio (quella in cui furono bloccati i fondi Fas, circa 420 milioni di euro): fu preso atto che si erano verificate le condizioni per un ulteriore incremento di Irap e Irpef (0,15 e 0,30 punti). Purtroppo, però, anche questo non sarà sufficiente perché si prevede di incassare 330,8 milioni di euro. Il tavolo tecnico ha imposto alla Regione una ulteriore manovra per trovare altri 90 milioni di euro.
Di qui la necessità non solo di bloccare il turnover, ma anche di mettere uno stop alle consulenze. E di limitare le prestazioni aggiuntive dei medici: nelle province c’è un taglio del 30%, a Roma del 10.
L’altro giorno la presidente Renata Polverini aveva spiegato: «Poiché i miei predecessori non hanno rispettato le scadenze previste dal patto per la salute, si rischia di generare un ulteriore aggravio delle addizionali Irap e Irpef. Ho avuto incontri politici e tecnici con il ministro Tremonti e sono fiduciosa che riusciremo a evitare questo aggravio». Sul blocco totale del turnover la presidente Polverini spiega che lei non è responsabile. Si tratta «purtroppo dell’effetto per il mancato rispetto delle scadenze del piano di rientro della giunta precedente; la verifica è riferita a quanto fatto a dicembre 2009, l’automatismo è scattato a causa delle inadempienze di chi governava allora la sanità. Con il buon senso saranno applicate delle deroghe a difesa della salute dei cittadini».
Secondo Esterino Montino, che della vecchia giunta Marrazzo era vicepresidente, «il timer è stato innestato due giorni fa, precisamente il 14 luglio, con l’emanazione di due decreti relativi al piano di rientro. Insieme formano la miscela che farà esplodere per combustione interna tutti i pronto soccorso degli ospedali romani e laziali, tra la fine di settembre gli inizi di ottobre. Per la fine del 2010 il sistema sanitario laziale sarà come una sorta di Ground zero». Dal Pdl difende il provvedimento il capogruppo Franco Fiorito: «È in atto una seria e mirata riorganizzazione dell’assistenza sanitaria che non permetterà di accumulare in nessun modo quei disagi e quei ritardi che erano all’ordine del giorno durante la giunta di centrosinistra».





















