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Argomenti :: Giurisprudenza

Ulteriore sentenza contro l'estensione delle indennità di TI e Malattie Infettive


Cassazione Civile (“indennità di rischio e disagio” solo agli infermieri che operano in terapie intensive e sub-intensive)


La disciplina contrattuale temporalmente vigente non consente di riconoscere l'indennità prevista per gli infermieri che operano nei servizi di terapia intensive e sub-intensive anche a infermieri che operano in altri segmenti dell'organizzazione sanitaria non finalizzate alle terapie intensive e sub-intensive ogniqualvolta si verifichi di fatto una situazione di rischio assimilabile a quella propria dei reparti di terapia intensive e sub-intensive.

[Avv. Ennio Grassini – www.dirittosanitario.net]



Cassazione Civile – Sez. Lav.; Sent. n. 26231 del 12.12.2014

Svolgimento del processo

Il Tribunale di Cassino, con sentenza definitiva, pronunciava ex art. 420-bis c.p.c. e D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 64, comma 3, sulla domanda del lavoratore in epigrafe, proposta nei confronti dell'AUSL di Frosinone, da cui dipendeva con la qualifica di infermiere professionale, avente ad oggetto la condanna di quest'ultima alla corresponsione dell'indennità di rischio e disagio prevista dall'art. 44 del CCNL del Comparto Sanità del 1/9/1995 e tanto sul presupposto di aver svolto attività di terapia intensiva e sub intensiva.

Con detta sentenza non definitiva il Tribunale adito interpretava la disposizione contrattuale invocata dal lavoratore nel senso della spettanza dell'indennità in questione al personale infermieristico che avesse comunque svolto le attività previste, in maniera continuativa e sistematica, indipendentemente dalla struttura in cui detta attività era stata effettuata, in considerazione della situazione di rischio a cui l'operatore era esposto nello svolgimento delle particolari condizioni di lavoro, e non solo a quello impiegato in servizi (di terapia intensiva e sub-intensiva) a ciò specificamente dedicati.

Avverso questa sentenza l'Azienda USL di Frosinone ricorre per cassazione sulla base di un'unica censura.

Parte intimata non svolge attività difensiva.

Motivi della decisione

Con l'unico motivo parte ricorrente, denunciando violazione e falsa applicazione dell'art. 44, comma 6, del CCNL comparto sanità 1995/1998, nonchè dell'art. 1362 c.c. e segg., ed in particolare degli artt. 1362 e 1363 c.c., deduce che il Tribunale, nell'interpretazione del contratto quale risulta dalla volontà dei contraenti collettivi consegnata nel suo contenuto, ha violato il senso letterale delle parole utilizzate e la comune intenzione delle parti.

Il ricorso è fondato alla luce di specifici precedenti, perfettamente sovrapponibili alla fattispecie in esame, di questa Corte (Cass. n. 9248 del 2008 e n. 5566 del 2014), qui ribaditi in assenza di diverse convincenti ragioni ed in ossequio al principio di nomofilachia.

In particolare questa Corte nelle citate sentenze ed in specie in quella più recente, dopo aver rilevato che l'art. 44, comma 6, del CCNL comparto sanità 1995/1998 recita: "Al personale infermieristico competono, altresì, le seguenti indennità per ogni giornata di effettivo servizio prestato:

a) nelle terapie intensive e nelle sale operatorie: L. 8.000;

b) nelle terapie sub-intensive individuate ai sensi delle disposizioni regionali e nei servizi di nefrologia e dialisi: L. 8.000;

c) nei servizi di malattie infettive: L. 10.000", sottolinea che la questione interpretativa, che investe i punti a) e b) della predetta disposizione collettiva, consiste nello stabilire se l'indennità spetti al personale infermieristico che presta servizio nel servizio di Pronto Soccorso o se invece, come ha ritenuto il Tribunale di Cassino, essa spetti non solo all'infermiere stabilmente adibito ai servizi prestati nelle terapie intensive e nelle sale operatorie e nelle terapie sub-intensive, ma anche all'infermiere non adibito a tali servizi, che tuttavia abbia prestato servizio - in qualsiasi reparto o divisione specialistica di un Presidio Ospedaliere - e sia stato chiamato a svolgere attività di terapia intensiva o sub- intensiva.

Ebbene, si è precisato da questa Corte, secondo il Tribunale la norma richiamata postula soltanto la prestazione di un effettivo servizio di terapia intensiva, collegando l'erogazione dell'indennità accessoria a particolari condizioni di lavoro che prescindono dalla destinazione del personale infermieristico ad uno specifico reparto di terapia intensiva; rimarca, pertanto, il Giudice del merito, continuità e sistematicità della prestazione del servizio quali essenziali connotazioni per l'erogazione dell'indennità; ritiene imprescindibile l'esame del Piano sanitario aziendale che classifica il P.O. di Cassino come Dipartimento di Emergenza e Accettazione di I livello (di cui fanno parte, oltre all'Unità operativa di rianimazione, Terapia intensiva e Sub- intensiva, anche il pronto Soccorso).

Questa lettura ermeneutica, però, non è condivisa da questo giudice di legittimità.

Va premesso infatti che si è osservato nella richiamata sentenza della Cassazione, che la volontà delle parti si desume dal senso letterale delle parole utilizzate e dalla loro comune intenzione (art. 1362 c.c., comma 1), quale emerge dal comportamento anche successivo alla conclusione del contratto (comma 2) e dalla lettura complessiva del contratto le cui "clausole si interpretano le une per mezzo delle altre, attribuendo a ciascuna il senso che risulta dal complesso dell'atto" (art. 1363 c.c.).

Tutte le altre norme di ermeneutica contrattuale sono applicabili solo se si determinano situazioni peculiari (ad esempio laddove vengano usate espressioni generali o indicazioni esemplificative) o quando, applicati i criteri dettati dagli articoli precedenti, le previsioni contrattuali conservano ambiguità non risolte (per espressa previsione degli artt. 1367 e 1370 c.c., le regole contenute in tali norme operano solo se, applicati i criteri degli artt. 1362 e 1366, le clausole rimangono ambigue, dubbiose, oscure). In via ulteriormente sussidiaria, e del tutto residuale, si può ricorrere alle regole finali fissate dall'art. 1371 c.c..

Nel caso in esame, si è affermato condivisibilmente da questa Corte nella sentenza del 2014 il senso letterale delle parole è sufficientemente chiaro e la lettura complessiva dell'atto, nonchè il comportamento successivo delle parti, lo chiariscono ulteriormente, escludendo ogni possibile dubbio interpretativo.

Il senso letterale dell' espressione lavoro prestato "nei servizi di malattie infettive" indica,infatti, un lavoro prestato in una struttura preposta alla cura delle malattie infettive (o di malattie affini o equipollenti).

"Servizio" è un termine generale idoneo a ricomprendere articolazioni del servizio sanitario denominabili in modo diverso (divisione, reparto, dipartimento, ecc.) ma comunque sempre identificabili come parti della organizzazione sanitaria destinate alla cura di un certo tipo di malattie.

Il senso letterale dell'espressione utilizzata dalla parti stipulanti, pertanto, non può dirsi ambiguo e non consente di riconoscere l'indennità prevista per gli infermieri che operano nei servizi di terapia intensive e sub-intensive anche a infermieri che operano in altri segmenti dell'organizzazione sanitaria non finalizzate alle terapie intensive e sub-intensive ogniqualvolta si verifichi di fatto una situazione di rischio assimilabile a quella propria dei reparti di terapia intensive e sub-intensive.

La soluzione proposta dal Tribunale, di difficile applicazione alla variegata casistica che si aprirebbe, non è quella che le parti hanno individuato come punto di equilibrio dei loro contrapposti interessi e sui quali l'amministrazione ha parametrato i suoi impegni di spesa.

Una conferma si ha dalla lettura complessiva del testo dell'art. 44, comma 6.

Invero, si è sottolineato nella citata sentenza del 2014 di questa Corte, se la norma viene letta nel suo insieme, ci si rende conto che tutte le situazioni per le quali viene prevista l'indennità (lett. a, b, c) fanno riferimento ad articolazioni del servizio sanitario e non al tipo di patologia con il quale l'infermiere può venire in contatto quale che sia la struttura in cui opera.

Si fa riferimento ad infermieri operanti nelle "terapie intensive", nelle "sale operatorie", nelle "terapie sub-intensive", nei "servizi di nefrologia e dialisi".

Particolarmente indicativo è il richiamo ai "servizi di nefrologia e dialisi" giacchè sarebbe un controsenso ritenere che il concetto di servizio sia stato utilizzato in un modo diverso nell'ambito della medesima norma e di una medesima elencazione.

Invece è evidente che l'utilizzazione del termine è univoca, con riferimento a reparti specifici destinati alla somministrazione di peculiari cure.

Un'ulteriore conferma sul piano dell'interpretazione sistematica, si ha dalla lettura dell'art. 44, comma 9.

Tale previsione abilita la contrattazione decentrata, entro ben definiti limiti di spesa, ad individuare altri operatori del ruolo sanitario ai quali corrispondere l'indennità, specificando che deve trattarsi di operatori che abbiano lavorato "nei servizi indicati nel comma 6".

Questo rinvio rafforza l'idea che il concetto di "servizi" utilizzato nel comma 6, è concetto unitario ed omogeneo che vale ad indicare strutture dell'organizzazione sanitaria, quali i reparti di terapia intensiva, i servizi di nefrologia, i servizi di malattie infettive, ecc...

Il rinvio alla contrattazione decentrata, in una delimitata cornice di spesa, dell'individuazione di altri operatori del ruolo sanitario ai quali corrispondere la predetta indennità, specificando la tipologia di operatori ("nei servizi indicati nel comma 6") conferma, del resto, ulteriormente che solo i contraenti collettivi, in sede decentrata, possono, conformando la volontà negoziale a limiti di spesa, ampliare gli aventi diritto all'indennità di rischio e disagio in esame.

Anche i comportamenti precedenti delle parti sono in linea con questa ricostruzione.

L'art. 49 del contratto collettivo recepito nel D.P.R. n. 384 del 1990, antecedente storico della previsione in esame, riconosceva l'indennità al personale infermieristico operante "nelle terapie intensive, sub-intensive, nelle sale operatorie e nei servizi di nefrologia e dialisi".

La volontà, reiterata, è pertanto quella di collegare l'indennità allo svolgimento del lavoro nelle terapie intensive, sub-intensive e nelle sale operatorie, e non al più generico rischio che si estende agli infermieri di altri reparti chiamati a svolgere attività di terapia intensiva o sub-intensiva.

In conclusione il ricorso va accolto.

Le spese del giudizio di legittimità, trattandosi di questione interpretativa di ccnl e considerato il diverso orientamento espresso dal Tribunale, vanno compensate.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e, decidendo ai sensi del D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 64, dichiara che l'art. 44, comma 6, lett. a e b), del CCNL del comparto sanità parte normativa 1994/1997 e parte economica 1994/1995 si interpreta nel senso che l'indennità ivi prevista spetta esclusivamente al personale infermieristico stabilmente adibito ai Servizi di terapia intensiva e sub-intensiva. Compensa le spese del presente giudizio.

Applicato il quarto comma del D.Lgs. 30 marzo 2001, n. 165, art. 64, rinvia la causa al Tribunale di Cassino.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 7 ottobre 2014.

Depositato in Cancelleria il 12 dicembre 2014

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