19/01/2026 | Corriere della Sera

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Sara Presutto, segreteria territoriale Nursind Venezia, è infermiera di «area critica» – dove si assistono i pazienti più gravi e complessi – in un ospedale pubblico. In rianimazione, secondo standard internazionali, deve esserci almeno un infermiere ogni due pazienti per turno: è così? «Nel mio reparto, a causa della carenza di organico e altri imprevisti che possono capitare, non si arriva mai a 8 infermieri per turno (in generale lo standard è di 7 per 16 posti letto). Per esempio, qualche settimana fa si sono ammalati contemporaneamente quattro colleghi. L’assistenza va garantita nelle 24 ore, quindi si chiede a chi è in servizio di fare gli straordinari, prolungando il turno di lavoro fino a 12 ore, o anticipando l’orario del turno di notte. Capita di lavorare anche dieci giorni consecutivi senza prendere un giorno di riposo, col rischio di commettere errori che non possiamo permetterci, avendo a che fare con la vita delle persone, tanto più se sono ricoverate in “area critica”, per esempio perché hanno subito interventi chirurgici complicati o hanno avuto un ictus o un trauma grave o un’insufficienza respiratoria da polmonite».
Si tratta di casi eccezionali?
«Purtroppo sta diventando la prassi un po’ dappertutto, poiché occorre coprire i buchi dovuti alla carenza di personale. Per esempio, si arriva a fare in media dai 6 ai 10 turni di notte, un lavoro usurante che incide sulla salute facendo aumentare, tra l’altro, il rischio di sviluppare malattie cerebro-cardiovascolari, ma che ancora non è riconosciuto come tale. Qualche anno fa solo nel mio reparto cinque colleghi hanno deciso di licenziarsi e aprire la partita iva per svolgere la libera professione; così si organizzano [...]
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Le testimonianze di due infermieri: ''Lavoriamo anche 12 ore al giorno e 10 giorni consecutivi senza riposo''