12/05/2026 | Quotidiano Sanità

A sei anni dal Covid solo il 23% degli intervistati ritiene adeguati i dispositivi di sicurezza; 8 su 10 soffrono una scarsa valorizzazione professionale. Il 55% trova difficile conciliare lavoro e vita privata, il 70% si sente emotivamente esausto. Bottega: “Quadro che, insieme agli stipendi bassi, incide sul sempre minore appeal della professione”.
Tra livelli insufficienti di sicurezza sul luogo di lavoro, adempimenti burocratici che allungano i turni oltre l’orario stabilito, scarsa valorizzazione professionale e logoramento psico-fisico, gli infermieri non se la passano bene. È quanto emerge dall’indagine “Vita da infermiere” condotta dal Centro studi Nursind tra il 20 aprile e il 5 maggio, in vista della Giornata internazionale dell’infermiere che si celebra oggi. Il questionario è stato somministrato in forma anonima a oltre 3mila professionisti, tra i quali anche ostetriche e Oss.
Ancora nel 2026 e dopo una pandemia come quella da Covid, solo il 23,3% degli intervistati ritiene i presidi e dispositivi di sicurezza individuale adeguati, mentre il 20,3% segnala gravi mancanze o si sente costantemente a rischio e il restante 56,4% riscontra comunque qualche carenza. Non solo, ma sempre nella sfera dell’organizzazione del lavoro, è significativo che il 76,8% dei professionisti dichiari di essere costretto a lavorare oltre l’orario stabilito per incombenze burocratiche e pratiche cliniche.
La survey indaga poi un altro aspetto centrale nella vita lavorativa del personale sanitario e cioè la [...]
Articolo completo su Quotidiano Sanità
Infermieri, più di tre su quattro lavorano oltre l’orario stabilito. L’indagine Nursind