12/05/2026 | il Fatto Quotidiano

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Il 12 maggio si celebra la Giornata internazionale dell’infermiere e il paradosso della sanità territoriale italiana emerge ancora con più forza. Secondo i dati Agenas, per rendere pienamente operative le Case di comunità servirebbero almeno 20mila infermieri di famiglia e continuità. Professionisti destinati a presidiare le strutture, coordinare la presa in carico dei pazienti cronici, alleggerire i pronto soccorso e rafforzare la prevenzione territoriale. A circa un mese dalla scadenza del Pnrr, non si sa bene dove dovranno essere reclutati, visto che la carenza di organico, secondo le stime dei sindacati, supera le 100mila unità. Una voragine che oggi appare difficile da ripianare, a causa delle condizioni di lavoro in cui versa la categoria.
Secondo l’indagine “Vita da infermiere” – realizzata dal Centro studi del sindacato Nursind su oltre tremila professionisti, tra i quali anche ostetriche e Oss, proprio in occasione della ricorrenza internazionale – più di tre infermieri su quattro, il 76,8%, dichiarano di essere costretti a lavorare regolarmente oltre il proprio turno per sopperire alle carenze organizzative e burocratiche. Il 70,2% riferisce di sentirsi emotivamente esausto spesso o sempre, mentre l’80,2% denuncia una scarsa o nulla valorizzazione professionale da parte delle aziende sanitarie.
Numeri che pesano in modo particolare sul progetto delle Case di comunità. Perché se il Pnrr punta a costruire una nuova rete territoriale, questa rischia di [...]
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La riforma Schillaci e il nodo infermieri: per le Case di comunità ne servono 20mila, ma non si sa dove trovarli